Dove finisce la ragione e l'oggettività?

Quando inizia la fede e l'immaginazione?

 

Quello che voglio esprimere in questo testo non riguarda puramente il dibattito tra ateismo e religiosità, ma vorrei andare ad analizzare razionalmente le condizioni paradossali che si vengono a creare quando l'evidenza scientifica sprofonda nell'abisso dell'ignoto, il passo che non riusciamo a comprendere.

 

Partiamo dal presupposto che, dal mio punto di vista, tutto è potenzialmente spiegabile tramite la nostra analisi della realtà e quando non riusciamo a concepire un qualcosa ci sono due strade percorribili: chiamare "l'inspiegabile" Dio o definirsi ancora non abbastanza intelligenti per comprendere quel dato evento misterioso.

 

Un uomo libero ed intelligente, sempre a mio parere, percorre la seconda strada, la più dura.

Troppo facile appellarsi ad una entità superiore rispetto all'accettare la propria incapacità di comprensione.

 

Ad oggi, gli scienziati di tutto il mondo sono ancora divisi da questo dibattito millenario, fonte di divisione, di regresso.

D'altra parte la storia ci insegna che quando c'è di mezzo la Chiesa come istituzione, essa rappresenta un ostacolo che allontana la società dal suo vero potenziale. Sottolineo, Chiesa come ISTITUZIONE, non come fede.

 

 

 

La scienza nasce dal dubbio, non dalla certezza. È figlia dell’inquietudine, del bisogno umano di spingersi oltre ciò che vede.

La fede, invece, nasce dal desiderio opposto: quello di placare il dubbio, di dare forma all’invisibile e sicurezza all’incerto.

Due impulsi diversi, ma entrambi profondamente umani.

 

Non esiste una scienza “atea” o una scienza “credente”: esiste soltanto la scienza, che per sua natura indaga, misura, verifica. È l’uomo, con la propria visione del mondo, a conferirle un’anima.

Un ricercatore credente vedrà nel cosmo il riflesso di un ordine divino; uno scienziato ateo vi scorge la perfezione di un meccanismo autonomo.

Ma il fenomeno studiato resta lo stesso. Ciò che cambia è lo sguardo, non la realtà.

 

Il problema nasce quando la fede pretende di sostituirsi alla ragione, o quando la ragione rifiuta di riconoscere i limiti che la definiscono.

Perché la scienza, pur nel suo rigore, non può rispondere a tutto: non sa dire perché esistiamo, né perché qualcosa esista invece del nulla.

È qui che il limite si manifesta.

Non come un muro, ma come una soglia.

 

L’uomo può reagire in due modi: inginocchiarsi davanti al mistero, o alzarsi e continuare a cercare.

Il primo trova pace, il secondo verità.

E anche se quest’ultima rimane irraggiungibile, è nel tentativo di comprenderla che l’uomo realizza se stesso.

 

Ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di abbracciare il dubbio? 

In fondo, il vero errore dell'uomo non è credere o non credere, ma rimanere arrogantemente distante dal parere degli altri.

                               

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