Ci sono giorni in cui ognuno di noi vuole difendere qualcosa.

Combattere non per conquistare, solo per difendere un valore, un ideale, un'idea.

Certe notti brancoliamo nel buio, consci che tutto è destinato a mutare. Eppure difendiamo, come se la nostra esistenza fosse stata forgiata nel fuoco e andasse protetta, a qualunque costo.

 

Vedere il mondo cambiare intorno a noi può lasciare attoniti, fa tremare le gambe, a volte è impossibile intervenire. È impossibile difendere.

L'unica cosa possibile è provare a ricominciare da capo. 

 

Nel Medioevo guerrieri e uomini d'arme rispondevano in modo barbaro a quei cambiamenti: affilavano le loro spade, imbracciavano gli scudi, indossavano gli elmetti e davano libero sfogo ai loro istinti.

Emblemi di gloria eterna e dannazione perenne.

 

Col passare dei secoli, questa storia è lentamente cambiata, con il concetto di guerra che, purtroppo, è rimasto. 

Oggi, il primo uomo a cui fu dato questo appellativo, non credo sarebbe molto soddisfatto se, per assurdo, assistesse ai fatti del nostro presente: scegliere la guerra è diventato semplice come decidere di fare una partita a carte tra amici.

Non è più una cosa sacra. 

La verità è che non lo è mai stato.

Non c'è una prospettiva "giusta" che giustifichi le armi, se a morire è gente che vorrebbe solo difendere ciò che ha. 

 

I veri guerrieri sono loro. Quelli che dal loro nido di paglia si sentono comunque in una roccaforte. 

 

La nostra spada deve essere la parola, il nostro scudo la resilienza, il nostro elmo la libertà di pensiero.

 

La potenza di ciò è la riscoperta dello spirito battagliero che è in tutti noi, riconoscendo l'orrore del sangue, comprendendo che chi lo fa fuoriuscire dalla giugulare di una povera bambina che corre dalla sua mamma, non è degno di essere definito né umano, né uomo, ma figlio di Satana. 

 

Non si tratta di rinunciare alla battaglia, ma di elevarla. Difendere un ideale oggi significa smantellare la retorica bellica, denunciare la logica della sopraffazione, ricostruire, mattone dopo mattone, la fiducia dove la violenza ha seminato solo macerie.

 

Tutto questo perché la vera gloria non risiede nel numero di nemici sconfitti, campeggia nella capacità individuale di difendere la precaria scintilla di umanità che persiste. 

Innanzi al cambiamento, davanti a un'ombra appiccicosa come la morte, l'uomo d'arme del XXI secolo non dovrebbe più brandire il ferro, ma la tenacia nel voler vedere un tempo migliore, la fermezza dell'etica, la volontà di non cedere al nulla.

 

Il volersi difendere diviene l'attacco più sconvolgente. 

 

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