Cammina tra le foglie che marciscono.

Il vento le frantuma, sparse

come i resti di un corpo arreso.

La terra conserva impronte vuote,

voragini nel suo ventre.

 

Luci calde per il mondo, algide per me.

Un orologio rotto batte ancora quel nome,

fermo ad attendere ciò che non torna.

 

Eppure, nella notte cieca,

cura una dolcezza strana:

l'ombra che, implacabile,

torna a vestire il cuore.

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